lunedì 11 agosto 2014

Sketches from my sweetheart, Indonesia - cap. 2

I. Dieci minuti dopo aver aperto gli occhi si sale in macchina per dirigersi al 'pasar' centrale ove si vendono frutta e verdura: tocca a noi comprare il necessario per cucinare un tipico 'pranzo italiano '. In realtà, ci si arrangia con ciò che è disponibile cercando di immaginarsi un potenziale menù per 40 persone, di cui 30 bambini: pasta alla norma, patate prezzemolate, verdure saltate e macedonia...di più, non si può proprio fare. Il costo della frutta è a dir poco inaccessibile se non per pochi esemplari di stagione e, presto, fare una macedonia per 40 persone ci pare un gigantesco investimento a fondo perduto. Ancora una volta il cibo si dimostra essere il mezzo privilegiato per creare un contatto sociale, condividere esperienze e competenze, scambiarsi punti di vista, trascorrere del tempo insieme.
Gira e rigira il mestolo nella grossa padella a forma ovale capace di rendere la vostra vita un inferno ribaltandosi ogni minuto su sé stessa e facendovi rischiare di perdere il lavoro di diverse ore in pochi minuti. Proporre cucina italiana a bambini abituati ad ingurgitare quasi esclusivamente 'nasi putih', riso in bianco, è davvero un'impresa. Poco importa il risultato, sarà comunque un successo...

II. Insegnare a scrivere l'alfabeto e far leggere  parole medio-corte a dei bambini che non vedono l'ora di tornare a giocare mi fa sentire un piccolo Montalcini che prova a dare una mano a dei simpatici marmocchietti saltanti. Ovviamente, aggrappandosi senza sosta e senza fare troppi complimenti ad ogni arto del vostro corpo, non studieranno nemmeno un singolo secondo.

III. «Marameo kaki luka», ovvero "angry stray cat with a wounded leg", un nickname valido solo per il mio primo (?) giorno da aiuto-cuoco pseudo-italo/europeo trapiantato in Indonesia. Tutto sommato veritiero, tanto quanto il kinyarwandese "ntwari" assegnatomi qualche anno fa in East Africa.

IV. Il lungomare ultra-sporco di Gunung Sitoli, Pulau Nias, è rallegrato dal bagno con i bambini che allieta la vista non di una spiaggia, bensì di un grosso cumulo di sabbia sporco in riva all'oceano, quell'oceano capace d'inclinare di ben due metri l'asse dell'isola di Nias in seguito allo tsunami di dieci anni fa. Tra cartacce, sacchi di sabbia, un paio di scheletri di barche distrutte dal tempo e dall'acqua, una piccola nave/peschereccio insabbiata, le urla dei bambini rendono persino un posto come questo vivibile ed apprezzabile.

V. La festa serale in una casa a Pantai Bunda trascorre tra grigliate di pesce gigante e birra Bintang, fino ad arrivare ad un trenino danzante accompagnato dalla canzone "Maria" dal quale vedo bene di tirarmi fuori. Piove, i lampi illuminano l'orizzonte oscuro dell'oceano e realizzo di essere dall'altra parte del mondo e contemporaneamente "a sud di nessun nord". Ispirato malinconicamente dalla pioggia rivedo nella cineteca dei miei ricordi un centinaio di fotogrammi sparsi: indeciso sul da farsi, opto per un finale apocalittico -tarantiniano?-anacronistico alla "Bastardi senza gloria" a questo stream of consciousness. «Vada tutto a quel paese, sono qui ed ora..."hic et nunc", avrebbero detto i latini». In questo momento sento l'odore di salsedine riempirmi le narici e tutto fila via, liscio, con il vento uggioso della sera.

VI. Siamo chiamati a dare una mano nel riorganizzare il magazzino di un supermercato aperto all'interno di un precedente progetto di cooperazione. Definire caos una tale situazione è a dir poco limitativo. Basti dire che, nello spostare il centesimo scatolone di ammorbidente invenduto, scatta il delirio e la paura dell'impossibilità organizzativa. La terribile sensazione che tutto questo lavoro sia fine a sé stesso, tuttavia, scompare non appena gli scaffali cominciano a prendere una forma sensata, organizzata. Diecimila (basteranno?) confezioni invendute, impilate una sopra l'altra in pochi metri quadrati: pensare che ieri non ne avevamo nemmeno una goccia per fare una lavatrice...un topo che corre per gli scaffali ed i succhi di frutta rosicchiati chiudono il piacevole quadretto con acquisizione finale del certificato "esperto in scienze dell'ammorbidente indonesiano".

Foto: pasar ikan dan nelayan @ Gunung Sitoli, Pulau Nias, Indonesia.




venerdì 8 agosto 2014

Naik becak

Il becakkaro è uno di noi @ Pulau Nias, Sumatera Utara, Indonesia.


Ada baca di Indonesia?

Finito uno, si comincia l'altro. Letture giuste per il posto giusto @ Pulau Nias, Sumatera Utara, Indonesia

Green House, a special place to stay in Pulau Weh

È qui che tra Charles Mingus, minimal tedesco e blues elettrico scorre il tempo notturno con l'incontro di nuove amicizie, chiacchiere multilingue, crackers farciti con burro special, slalom tra amache dondolanti, due gattini stonati che si rincorrono, ospiti internazionali ed autorità locali @ Green House, Pulau Weh, Sumatra, Indonesia.

giovedì 7 agosto 2014

Weh side stories, part II

Dopo una lunga passeggiata di 8 km verso il km 0 (il punto più a nord-ovest dell'Indonesia, l'inizio del paese che termina altresì a Papua) passando per Long Beach e la foresta pluviale - in cui avvistiamo una colonia di scimmiette nutrite da una decina di turisti cinesi -, in serata partecipiamo ad una "family dinner" con tutti gli espatriati del paese: 5 piatti vegetariani e tanto nasi putih (riso in bianco) per stringere amicizie e fare una buona cena in un ambiente informale gestito da una nativa di Pulau Weh. Scopriamo così di essere ben 8 italiani su quest'isoletta nel mezzo dell'Oceano Indiano, cosa abbastanza difficile per luogo e periodo dell'anno (saremo davvero solo 8?). In tarda serata si prosegue alla Green House di Erik ove proviamo i piaceri di conoscere la vita comunitaria indonesiana assaggiando qualche bicchierino di Sea Horse's (distillato al "gusto di whiskye"...cosa vorrà mai dire?) e qualche biscottino con burro "special" ascoltando in sottofondo uno stranissimo minimal tedesco mixato da un espatriato molto silenzioso con chiacchiere random in tre lingue: bahasa indonesia, English, italiano. Momenti di sonnolenza, nubi di fumo grigie, due gattini che saltano per la veranda verde parecchio intontiti e luci basse con tre grandi domande poste dal guru di casa alla "platea": "Is that song about love?"; "Marco Polo, why you do not drink Sea Horse's with Jerak Jus?"; "Bagus, Man?". Ovvero scene, volti, situazioni, parole molto singolari ed altamente eccentriche (sarà proprio questo a renderle interessanti?). Bagus, men!

Dopo un giretto in sepeda motor per la cornice dell'isola di Pulau Weh, nel mezzo del cammin col motorino ci ritrovammo in una selva luminosa con una lunga spiaggia bianca attorniata da quelle palme tipiche di un catalogo di viaggi sognato da tutte le massaie italiane durante le promozioni dei materassi di Mastrota su canale cinque (e non solo). Anyway, questo è un posto daydreamin', c'è poco da aggiungere...
Pulau Weh, località 'pantai putih', ovvero "spiaggia bianca" @ Sumatra, Indonesia

Oggi è venerdì, bisognerebbe attendere le due del pomeriggio per fare il bagno in rispetto alla locale cultura religiosa musulmana. Non è così per molti, soprattutto per i turisti cinesi che con il loro giubbino arancione di salvataggio nuotano a pochi metri dalla riva nell'acqua azzurrissima. Anche io, lo ammetto, indosso la "gommosa divisa di mare olandese" ma solo per dirigerci con una barca nei posti chiave di fronte Pulau Weh a praticare un po' di snorkeling. Guidati da un connazionale che vive in loco da 12 anni, ci ritroviamo ad essere ben 5 italiani che sgasano oltre le onde del canale in cerca di pesci colorati, coralli e forse le famose "kura kura", le tartarughe marine. Dopo una bella nuotata a lato degli scogli tra gli atolli nei dintorni di Pulau Rubia, riesco a farmi "trasportare" (o travolgere?) dalle onde verso lo sconfinato oceano indiano per poi essere recuperato in barca prima di finire in Malesia, sbracciando animosamente in lontananza. In seguito si prosegue verso un piccolo vulcano subacqueo situato nel mezzo di una baia dalle acque calmissime. Qui, guardando attraverso la maschera in direzione del fondo, l'impressione è quella di trovarsi dentro un grosso bicchiere d'acqua minerale con migliaia di bolle d'aria che salgono verso l'alto mentre, ondeggiando con le pinne nella corrente calda e con un diffuso puzzo sulfureo nell'aria circostante, ci si gode ipnotizzati lo spettacolo. Una situazione che ha qualcosa di vagamente psichedelico e documentaristico, decisamente affascinante. Una bella esperienza ed una piacevole giornata conclusasi sorseggiando un buon caffè nero chiacchierando ed ammirando questo tramonto dalle tinte calde, che pare uscire da un enorme dipinto poggiato su un gigantesco cavalletto posto proprio di fronte a noi.

Pak Mikael @ Kareung, Pulau Weh, Sumatra, Indonesia

See it on Instagram! http://instagram.com/p/rC3BdTgo8i/

Weh side stories, part I

Hosting @ Pulau Weh, Sumatra, Indonesia. Not so bad :)

Stanotte si dorme qua. Poteva andare peggio.
Attraverso un sentierino mal messo che parte dal centro della cittadina verso la costa, interrotto qua e là da grossi alberi caduti sul passaggio, facendo slalom tra bungalow isolati e favolosi scorci panoramici sulle isole di fronte la baia, dopo una trentina di minuti arriviamo alla classica, letteraria "spiaggia deserta" priva di anima viva. Tuttavia, scopriamo subito che le anime in realtà ci sono, sono tre e tutte francesi, seppur nulla a confronto della folla presente nei luoghi più facilmente accessibili di Pulau Weh. Sulla riva, i sassi paiono grossi fagioli che rotolano su e giù per la sabbia bianca, seguendo l'alta e la bassa marea, emettendo un rumore simile ad una piccola frana del tutto innocua ogni volta che la risacca tocca terra. Nella grande baia sfrecciano ogni trenta minuti motoscafi carichi di turisti, pescherecci colorati con un trio di indonesiani che ci salutano fotografandoci da lontano (chissà perché!) e, gran finale, il grosso yacht "Thailand Aggressor", con costi a partire dai 400 dollari a settimana. La corrente spinge verso il largo ed un grosso albero caduto in acqua, con il tronco attorniato di coralli morti in seguito al riscaldamento di soli tre gradi delle acque ("bleaching", fenomeno avvenuto in seguito al cambiamento climatico, ai terremoti e allo tsunami), mi sorregge mentre termino le ultime pagine del Terzani con i piedi a mollo nell'acqua azzurra. Mentre termino le ultime righe noto le numerose bottiglie di plastica affiancate a quelli che furono coralli ora calcificati, morti ma decisamente più eleganti di tutto quello sporco bruciato al tramonto con grandi falò e conseguente rilascio di velenosa diossina. Così è, ma qui si resta al sole con la buona scusa di dover attivare la nostra vitamina D cercando di osservare solo i coralli... 
Sfida aperta al vento e alle onde di Pulau Weh (ma anche no), Sumatra, Indonesia. Fab! 
Sunset @ Pulau Weh, Indonesia. Dopo aver rischiato l'incontro con il mare aperto ed essere stati trainati in salvo da un traghettatore indonesiano in compagnia di pescatori cinesi (senza pescato), siamo sorpresi da un fantastico tramonto che si staglia sull'oceano all'orizzonte di Pulau Weh.
Incontrare un gentile connazionale che ci offre uno spuntino sulla veranda della sua attività on the beach con caffè cinese e dolcetti tipici dell'Idul Fitri (la fine del Ramadan) parlandoci delle difficoltà di vivere 12 anni all'estero, del suo pensiero sulla popolazione locale maturato negli anni nonché dei migliori posti per fare snorkeling sull'isola @ Long Beach, Pulau Weh, Indonesia

Il mondo in formato Google Maps

Serpenti fluviali? Direzione Medan, Sumatra, Indonesia.