lunedì 22 settembre 2014

Scemenzerie, obliquità e stramberie dari Indonesia

I

Freschezza e praticità: un maiale intero legato al motorino, pronto per essere accoppato a casa. Altro che salumieri italiani intenti a domandarti: "Un etto e mezzo...lascio?"


Guidatori di muletto e taxisti per un giorno, tutto insieme? È possibile! Il mio sogno (ma anche no) finalmente si avvera @ Gunung Sitoli, Pulau Nias, Indonesia

Nargilè indonesiano: fanta aromatizzata (a qualcosa di molto strano) al posto dell'acqua azzurra, acqua chiara. L'apoteosi del fumo leggero e nauseante. Shocked.


Projecting my new batik shirt: cose dell'altro mondo o solo dell'altra parte del mondo? No one knows.

La crudele origine delle vostre crocchette di pollo svelata qui, in Indonesia.

Exactly...where are u going? Bad moment to shot a selfie-s? @ GS, Nias, Indonesia

A new room mate...what luck!

Motorcycle club "Naty Nakal" @ GS, Pulau Nias, Indonesia

Feste di laurea a Medan: velo, toga e tacchi alti. Go on cultural mix! @ Medan, Indonesia

Ho letto, scritto e parlato molto dei pipistrelli west-africani portatori di ebola. Poi esco dal Columbia Asia Hospital, giro il primo angolo di strada ed ecco una gabbia piena di questi animali in vendita a Medan. Speriamo che questi non siano portatori sani del virus, o sarà un disastro anche sull'isola di Sumatra. 

Attraversare la strada, recarsi a Miga Beach. Ovvero, ricordarsi che vivo a 50 metri dall'Oceano ma non lo vedo quasi mai @ Pulau Nias, Indonesia

We still have places. Ada masih tempat-tempat. C'è ancora posto. @ GS, Pulau Nias, Indonesia

domenica 21 settembre 2014

Happy Sundays (sometimes on Saturday)




Masterchef Vincent memasak kue2 @ Rumah Alma, Gunung Sitoli, Indonesia


Spizzettata per fuggir lo solito riso bianco @ Rumah Alma, Gunung Sitoli, Indonesia

giovedì 18 settembre 2014

Sketches from my sweetheart, Indonesia - 9

1. Gestire il tempo che scorre. In modo del tutto diverso. Lentamente. Senza occupazione fissa o sicura (esiste davvero o è un moderno mito dello stile di vita occidentale?) che possa riempire un vuoto spazio-temporale, mentre si attende un passaporto, un piatto di spaghetti con verdure, il termine della pioggia che cade a secchiate, si ferma, ricomincia, diventa fine, poi nuovamente pesante, mentre la foresta ti guarda come se nulla fosse in uno sperduto villaggio all'interno dell'isola, fermi nel traffico all'ora di punta sotto il sole cocente, tra le due e le tre del pomeriggio di un 'giorno qualsiasi'. La fretta non può ch'esser bandita dalla tua vita laddove il tempo, talvolta, non è affatto il 'nostro concetto di tempo' (italiano? Sud europeo? O solo la mia percezione personale? Non saprei).

2. Dopo aver ricevuto in regalo un metro e mezzo di stoffa batik dal nostro generoso amico e religioso/motociclista Honda Pastor Purvo, prendo il motorino per andare dal suo sarto di fiducia a farmi confezionare una camicia su misura. Pratica molto economica, del tutto normale sull'isola, lavoro d'ingegno per i maghi dell'ago e filo che metteranno su stoffa le indicazioni segnate dal titolare dell'attività sul quadernone delle ordinazioni. Dopo esser stato misurato in lungo e largo pago, prendo la mia ricevuta ed un campione del tessuto per evitare scambi. Tra due giorni la camicia tradizionale batik sarà pronta. Con noi, a seguito, vi sono tre curiosi bambini della Rumah Alma ben contenti di gironzolare ("jalan-jalan", indonesiano - "manoro-noro", lingua di Nias) per le strade di Gunung Sitoli, facendo in seguito 'shopping' in un piccolo mall che guarda sull'oceano ed il locale mercato del pesce. Con la nuova moto ("sepeda motor") affidata da CKS (Honda 110 cc, cambio semi-automatico), all'ora del tramonto ci si immette nel traffico (90% motociclisti) con il nuovo acquisto solidale della giornata: un vestito della domenica, rosso con fiorelloni gialli, per una bimba di nome Novi.

4. Visitando un villaggio nella parte occidentale dell'isola di Nias il mio collega/accompagnatore Kasi m'illustra una serie di macabri racconti su tagliatori di teste e torture a schiavi ingabbiati, costretti a bere liquidi di decomposizione dei cadaveri e/o delle teste mozzate seppellite in una fossa. Pare infatti che sull'isola di Nias queste pratiche fossero all'ordine del giorno prima dell'arrivo dei missionari (storia già sentita anche in Africa per "magia" o "stregoneria") col fine di manifestare il potere del sovrano locale. In alcune zone del Borneo pare siano ancora in voga queste 'simpatiche' pratiche. Che sia tutto vero? Il mio informatore ne è certo, io un po' meno... "Ius vitae ac necis", dicevano i latini, "trippa per gatti" direbbero gli antropologi.

5. Mandrehe, parte occidentale dell'isola di Nias. Quando il caldo equatoriale non dà pace, l 'ombra di un bananeto (anche qui, non solo in Africa) è il posto ideale ove trovare il fresco con tanto di bel paesaggio marino in lontananza. Una buona medicina per gli occhi e la mente oggi, che si raggiungono i 42 gradi Celsius: una lenta, umida morte sudoripara.

6. Viaggio in nave tra le onde dell'Oceano Indiano con l'intento di rinnovare il visto dall'altra parte della costa, a Sibolga, sull'isola di Sumatra. Pagando 20.000 rupie in più (un euro e qualcosa) riesco ad accaparrarmi uno dei materassini posti a terra, fianco fianco di decine di persone nella cabina classe "business" con aria condizionata à go-go. Le onde fanno oscillare la nave mercantile/passeggeri di grande stazza, la TV trasmette un film d'azione americano sottotitolato, i bambini guardano fuori dall'oblò il porto che si allontana. Io mi addormento leggendo un libro sulle "eliminazioni di massa", pensando che forse avrei preferito una raccolta di novelle di Italo Calvino. 


Lo ammetto, se seguissi il calcio italiano avrei parecchi argomenti di conversazione. Altro che antropologia culturale, puff!


Selamat jalan ke Sibolga!


Honda, l'ossessione indonesiana. 


Nelle orecchie lo scroscio della pioggia battente su Sibolga, negli occhi letture 'spensierate', nelle mani una ruvida pinta di amarissimo caffè nero senza zucchero. Strambe strategie di attesa della barca verso Pulau Nias. Per riequilibrare, domani dovrò leggere l'oroscopo di Internazionale ingurgitando insulso junk food ascoltando i One Direction. Yeah.

martedì 16 settembre 2014

Visiting new projects in Pulau Nias: Mandrehe

Visita alle piantagioni dell'albero della gomma nei remoti villaggi di Pulau Nias, progetto Livelihood. Un suono di chitarra attira la mia attenzione.



Visiting new projects in rural villages @ Pulau Nias, Indonesia

 
Minum kopi tanpa gula (sugarfree black coffee) dengan Yusuf, sopir CKS


Indonesian street-food: nasi putih (white rice), sayuran pedas (spicy vegetables), ikan kanguleng (fish with coconut cream, spicy soup and curcuma) @ Mandrehe, Pulau Nias, Indonesia 


@ Resource Centre, Mandrehe, Pulau Nias barat, Indonesia


Rememberin' George Harrison's "Piggies" on White Album @ Mandrehe Resource Centre, Pulau Nias barat, Indonesia

domenica 14 settembre 2014

Sunday Chronicle, part II

Riassunto della domenica: terremoto scala 5.3 (o 5.6?) percepito in pieno (ondulatorio, un secondo circa di durata), un cane investito con Isuzu 4x4 ed una gallina salva per miracolo, una lezione di macellazione maialini in occasione della festa dell'ordine dei Crociati, pioggia torrenziale sopra la foresta, gloriosa sfida a pallone di 5 ragazzini in un campo da calcio pieno di fango, la gioia di cantare cantilene con testo in javanese di cui non si sa il minimo significato, rally serale di Pulau Nias con curve a gomito nel rientro notturno verso Gunung Sitoli. A mezzanotte un'altra scossa di terremoto, pare sia in atto uno sciame sismico: speriamo bene, qua ha già fatto parecchi danni e vittime in passato. Sigh.

 
Foto: in alcune occasioni speciali la testa di maiale viene posta sul tavolo dei commensali come segno di rispetto ed importanza degli ospiti. 


Preparing grilled pig for Sunday dinner @ Mandrehe, Pulau Nias, Sumatera Utara, Indonesia

venerdì 12 settembre 2014

Sketches from my sweetheart, Indonesia - 8

1. Facciamo visita al villaggio di Ulu Gawo passando attraverso la località di Idanegawo, con l'intento di presentare in un paio di scuole elementari un libro dedicato alla parità di genere nel contesto specifico di Pulau Nias. Per arrivarci dobbiamo attraversare un fiume con un gigantesco fuoristrada Isuzu 4x4 su cui, a rotazione, passano quattro canzoni (sempre le stesse): Jon Bon Jovi, "Always"; Aerosmith, "Crazy"; 2 canzoni per l'elezione del presidente Jokowi: una su base finto-araba vagamente ritmata, un jingle facilmente ricordabile.  Sorpassati gli enormi massi sulla riva ed una ripida, stretta salita sotto gli sguardi curiosi di tutto il villaggio, arriviamo a destinazione. Tre grossi edifici bianchi circondano una piccola piazzetta con un'asta su cui è issata la bandiera indonesiana. I bambini che frequentano questa scuola, posta letteralmente nel mezzo della foresta, sono spaventati ed intimoriti dalla nostra presenza. Rompiamo il ghiaccio parlando di pizza, spaghetti e calcio (3 cavalli di battaglia utili per cominciare; il mandolino non lo conosce nessuno su quest'isola), diamo qualche informazione su chi siamo e che diavolo faremo per i prossimi mesi. Vestiamo anche la parte degli "elefanti bianchi" portati in tour per il paese a meravigliare la popolazione con chi sa quali segreti da dover svelare a questi marmocchietti. Torneremo di certo a dare una mano, a raccontare qualcosa di più profondo a questi simpatici studenti in giacca e cravatta, che si nascondono all'obbiettivo fotografico rimanendo bene attenti alle mosse di questi pallidi uomini, "bule", venuti a trovarli blaterando alcune cose sullo stile di vita di un'altra 'fettina di mondo' piuttosto lontana: l'Italia.

2. Un caldo pomeriggio di agosto una cantante indonesiana, a suo dire molto famosa e con tanto di canale youtube personale (wow, ma anche no), arriva alla comunità per bambini volendo girare alcune scene del suo prossimo video musicale. È accompagnata dal marito, a suo dire facoltoso ambasciatore indonesiano in Francia (paese dove attualmente vivono, ovviamente a Parigi...ragione per la quale parlano francese anche se ora si trovano in Indonesia?) che dirige una piccola troupe composta di due persone: una con videocamera professionale, una con portatile ultra-economica. I bambini di Rumah Alma sono curiosi ma di certo impietriti sulle loro stesse gambe, soprattutto quando vengono ripresi con una musichetta di sottofondo riprodotta da un lettore mp3 a forma di lattina di coca-cola. La scena è grottesca, a tratti surreale, ma ne approfitto per fare due chiacchiere in francese con gli "artisti all'opera" facendomi dare l'indirizzo di questo famoso canale YT. Visionarlo può essere considerato al pari di un'esperienza paranormale.

3. Crocefissi implasticati per evitare che prendano polvere e/o in versione portatile con luci al neon intermittente di colore viola/verde/blu. Un cattivo gusto molto ricorrente e del tutto immotivato di questo angolo d'Indonesia. Quasi peggio dell'odore nauseante di una tazza di caffè bollente con latte liofilizzato servito in bicchiere di plastica vagamente pulito, ove il cattivo gusto è totalmente letterale e non metaforico.

4. Un matrimonio in corso blocca la strada principale per venti minuti con tanto di cane di famiglia (quello che verrà mangiato) sdraiato sulla carreggiata che dorme indisturbato (tentato suicidio pre-pentola?) ostacolando il passaggio. Siamo in direzione della cittadina di Lahewa, con l'obiettivo di svolgere attività di Community Based Rehabilitation. Dopo un paio di visite domiciliari ed i soliti reportage fotografici, facciamo pranzo a Pantai Tureloto. Qui, dopo un cartoccio di riso e pollo speziato, mi faccio una 'passeggiata' nell'acqua che arriva al ginocchio per decine di metri tra le grosse rocce (formazioni coralline) un tempo poste sotto la superficie dell'acqua. In seguito allo tsunami del 2004 ora sono esposte alla luce del sole, tra l'acqua cristallina e la finissima sabbia bianca posta sul fondale. 
P.S.: In tutta questa piacevole confusione, la mattina di due giorni dopo mi sveglierò con la febbre. Dalle analisi del sangue risulterà essere tifo. Chapeau.

5. Visitare una scuola, chiedere dov'è il bagno e ritrovarsi indirizzati verso una latrina su palafitta è un'esperienza piuttosto terrificante. Una passerella stretta, storta, scivolosa sotto la quale si staglia un grosso lago di piscio ed una buca piena di liquami. Una 'recinzione' di canne di bambù per creare una situazione di presunta 'privacy' (nonostante centinaia di bambini ti puntino senza posa da una scuola accanto) di certo non aiuta molto a risolvere il problema. L'unica cosa cui si riesce a pensare è: l'equilibrio prima di tutto, l'equilibrio o la morte! Tornare indietro, sentirsi domandare «spero non sia stato un problema il bagno», rispondere «nessun problema», sorridere, andare avanti e attendere il prossimo bagno "non-aereo".


Foto: pioggia torrenziale equatoriale. See it on Instagram!